Rubrica - Microstorie in 100 parole

Ho già scritto, nel precedente post di questa rubrica, dell'origine delle microstorie, e del loro sviluppo.

Mi piace sottolineare che le storie vanno in un "altrove" fuori dalla realtà e permettono di capire grandi concetti anche allenando la lettura. Le storie brevi sono le più adatte allo scopo.

Quando sono scritte con linguaggio semplice riescono ad aprire la mente a nuovi orizzonti; come esercizio di creatività sono ideali perché, spesso, hanno il "finale aperto".

La critica, infatti, ha più volte notato che le microstorie possiedono una qualità letteraria unica: la capacità di suggerire una storia oltre la storia. O una storia più ampia.

Per questo motivo in tali storie è di estrema importanza il dopo, o il non detto, cioè le implicazioni dell’intreccio stesso.

Vi lascio una Flash fiction in sei parole scritta da Kevin Smith: «Kirby had never eaten toes before» (Kirby non aveva mai mangiato alluci prima).

Di seguito, vi lascio una mia microstoria in 100 parole:

Il quadro vivente

«Abbiamo la prenotazione dal Moro stasera» disse asciugando i capelli.

«Amore?»

Il suo PC era acceso sul letto, ma doveva essere uscito dalla stanza. Anche il telefono era sul cuscino.

Prese il vestito nero dall'armadio e lo esaminò bene, ma i suoi occhi vagarono oltre l'abito da indossare. Qualcosa nel dipinto sul muro era cambiato. Un uomo in smoking, ora, passeggiava sulla spiaggia, sorridendo felice come se quel tempo fosse il suo tempo e il passato non fosse mai passato.

La sua espressione era luminosa come quella di un uomo uscito di prigione. Salutava qualcuno dall'altra parte del quadro.

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